Inaugurazione Anno Giudiziario

Potenza 18.01.2003

Intervento del Presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Basilicata

Oreste Lo Pomo

 

Ecc.mo Presidente della Corte d’Appello,

Ecc.mo Procuratore Generale,

Ecc.mi Componenti della Corte, Rappresentanti del Ministero di Grazia e Giustizia, del Consiglio Superiore della Magistratura, degli Ordini e degli Organismi dell’Avvocatura, Rappresentanti delle Forze dell’Ordine e del Mondo Giudiziario.

Anche quest’anno l’Ordine dei Giornalisti Vi ringrazia per aver offerto uno spazio agli operatori dell’informazione nel corso del dibattito che sta seguendo la relazione del Procuratore Generale sullo stato della giustizia nel distretto.

Uno spazio che l’Ordine dei Giornalisti e l’Associazione della Stampa vogliono impiegare non in maniera retorica ma, con la consapevolezza che su un efficiente funzionamento della giustizia si gioca il futuro di una comunità civile.

Non sentirete lamentele ma una riflessione che è il frutto dei suggerimenti e delle valutazioni che provengono dal variegato mondo del giornalismo lucano.

Un giornalismo che è cresciuto in testate, organi d’informazione e contestualmente in professionalità. Un giornalismo che ha bandito da tempo la logica dello scooppismo e che vuole caratterizzarsi per un informazione corretta, rispettosa della dignità delle persone.

Non a caso quando si parla di diritto di cronaca si fa riferimento all’articolo 21 della Costituzione e alle esigenze di guardare alla libertà di manifestazione del pensiero non nei termini di una interpretazione individualista ma, in quelli più giusti fatti propri e recepiti dalla scuola funzionalista, nel senso che l’interpretazione funzionalista, mettendo in relazione l’articolo 21 con altri articoli del dettato costituzionale propone soprattutto un concezione della libertà d’informazione come diritto dei cittadini ad essere informati, facendola rientrare nel novero dei diritti sociali che hanno il fine di realizzare il diritto all’eguaglianza. Il che significa evidentemente che tutti (dai giornalisti in primis ai magistrati agli avvocati al mondo giudiziario nel suo complesso) non possono e non devono sottovalutare il concetto della rilevanza sociale della notizia che non è pettegolezzo, non è ricerca ossessiva dello scoop, ma volontà (nel rispetto del pluralismo delle fonti) di dare ai cittadini una informazione per quanto possibile corretta.

Come per i magistrati esiste una verità processuale, così per i giornalisti esiste una informazione che sia in grado di essere per quanto possibile sempre più completa.

E la completezza nasce non solo dal buon senso e dalla responsabilità del ruolo ma, anche dalla capacità di consultare le fonti, più fonti, nell’ottica di garantire un pluralismo informativo che, nella sua sostanza, è il migliore antidoto al pregiudizio e ai luoghi comuni.

Più completa è l’informazione, più vi è la possibilità di offrire uno spaccato reale dell’avvenimento evitando omissioni che possono dar adito a conflitti e, in alcuni casi, anche al solo sospetto di essere in qualche modo latori di messaggi unilaterali e artatamente costruiti.

Ecco perché in questa occasione l’Ordine dei Giornalisti ritiene che sulla serenità, come peraltro sostenuto dal Procuratore Generale Tufano, ci sia la possibilità di instaurare un confronto civile con l’intero mondo della giustizia, senza prevaricazioni, senza sospetti, senza conflitti ma, nella convinzione che la completezza dell’informazione non è confinabile in logiche di gruppi ma è invece un modo, il solo modo giusto per rappresentare la realtà nell’interesse precipuo della comunità.

Il che significa evidentemente che, come i giornalisti si devono far carico della deontologia e del rispetto della privacy così, i magistrati debbono rendersi conto che la ricerca delle notizie non risponde ad una esigenza di soddisfazione scooppistica nè a bisogni carrieristici legati alla logica della guerra alla concorrenza ma, piuttosto all’esigenza di offrire al lettore che è il cittadino, la verità sostanziale dei fatti per evitare che essa resti sui testi scolastici e sui volumi delle scuole di giornalismo.

E’ chiaro che una tale considerazione non può prescindere da una forte difesa del segreto professionale e dal ripudio di logiche penalizzanti che mettano i giornalisti nelle condizioni di essere vasi di coccio, cioè anelli deboli di una catena nella quale si scarica, a volte esageratamente, la responsabilità del danno mass-mediatico.

Mi corre l’obbligo quindi per rispetto alla categoria che rappresento invitare, come nella sostanza è già avvenuto quest’anno, tutti ad una reale collaborazione (che sia ben inteso scevra da logiche individuali e da intenti personalistici), collaborazione finalizzata a metterci nelle condizioni di svolgere adeguatamente il nostro lavoro senza sbarramenti o ostacoli che sono controproducenti.

I giornalisti lucani sono infatti convinti che occorra sempre di più far "rete" sui temi della giustizia e sui problemi ad essa connessi.

Non a caso l’Ordine dei Giornalisti della Basilicata si è fatto interprete delle problematiche connesse alla tutela dei minori invitando tutti gli altri organi a cominciare dalla magistratura sia ordinaria che minorile fino ad arrivare al mondo dell’associazionismo e della scuola ad uscire da logiche esaustive e di egemonia per mettere in campo una dimensione di coordinamento che, nel rispetto delle competenze, sta dando i suoi frutti.

Vorrei però in questa occasione, a conferma della nostra volontà di uscire da una dimensione di semplici spettatori della realtà, mettervi a conoscenza della iniziativa che il Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti della Basilicata ha inteso promuovere d’intesa con il Consiglio Nazionale.

Una iniziativa che vede per la prima volta in Italia un Consiglio dell’Ordine aderire ad una associazione senza fini di lucro e di alta rilevanza sociale come l’Associazione Penelope che raccoglie in tutta Italia le famiglie di persone scomparse in circostanze misteriose.

Una associazione presieduta da Gildo Claps, il fratello di Elisa, la ragazza potentina della quale non si hanno più tracce dal 12 settembre del 1993.

Oggi, pensiamo, è anche l’occasione per ricordare Elisa e per non far dimenticare un mistero che pesa e non poco sulla vita di una comunità civile come quella lucana.

Permettetemi infine, di concludere questo intervento come ho fatto un anno fa, non per mancanza di idee, ma per la dichiarata volontà di non voler dimenticare quello che ha sempre detto un grande maestro del giornalismo: i giornalisti come i magistrati debbono ricordarsi che dietro ogni atto, ogni articolo ci sono uomini, forse anche uomini che hanno sbagliato, ma uomini che hanno diritto ad esser trattati da uomini e non liquidati come pratiche o pugnalati alle spalle da quelli che il Segretario nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Vittorio Roidi, in un suo libro, chiama "i coltelli di carta".

Un ammonimento che ho ripreso e riproposto proprio perché deve guidarci sempre in ogni attimo del ns. lavoro e deve guidare soprattutto i cronisti giudiziari.