Inaugurazione Anno Giudiziario

Potenza 17.01.2004

Intervento del Presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Basilicata

Oreste Lo Pomo

 

 

Ecc.mo Presidente della Corte d’Appello,

Ecc.mo Procuratore Generale,

Ecc.mi Componenti della Corte, Rappresentanti del Ministero di Grazia e Giustizia, del Consiglio Superiore della Magistratura, degli Ordini e degli Organismi dell’Avvocatura, Rappresentanti delle Forze dell’Ordine e del Mondo Giudiziario.

 

Anche quest’anno l’Ordine dei Giornalisti Vi ringrazia per aver offerto uno spazio agli operatori dell’informazione nel corso del dibattito che sta seguendo la relazione del Procuratore Generale sullo stato della giustizia nel distretto.

Perché Ordine e Associazione della Stampa ritengono che gli spari di intervento non vanno sottovalutati, essi rappresentano il modo in cui far sentire la voce degli operatori dell’informazione che, consapevolmente, rivestono un ruolo che si esplica nel fare da collante tra il mondo giudiziario e l’opinione pubblica.

Quanto più l’informazione è corretta, scevra da logiche di appartenenza e di sudditanza a gruppi, tanto più si ha la possibilità di offrire alla società civile uno spaccato reale di quanto accade dentro e fuori dai Tribunali.

Per cui da tempo è lontana da noi la tentazione di sfruttare questo momento in un chiave di lamentazione continua.

Vogliamo invece, bandendo la retorica, porre l’attenzione sulla esigenza che, aldilà del dibattito sulla Riforma del Sistema Giudiziario e delle diverse posizioni emerse a livello nazionale su un efficiente funzionamento della giustizia, si gioca il futuro di una comunità civile.

Non sentirete lamentele dunque, ma una riflessione che è il frutto dei suggerimenti e delle valutazioni che provengono dal variegato mondo del giornalismo lucano.

Un giornalismo che è cresciuto in testate, organi d’informazione e contestualmente in professionalità e che proprio nell’ottica di una formazione continua sta portando a termine in Basilicata insieme all’Università un’operazione finalizzata, nei prossimi mesi, alla istituzione di un Master post-Laurea, una vera e propria scuola di alta specializzazione che darà la possibilità ogni biennio a 30 laureati lucani e non solo, di poter accedere all’esame di stato per giornalisti professionisti.

Un giornalismo che ha bandito da tempo la logica dello scooppismo e che vuole caratterizzarsi per un’informazione corretta, rispettosa della dignità delle persone.

Non a caso quando si parla di diritto di cronaca si fa riferimento all’articolo 21 della Costituzione e alle esigenze di guardare alla libertà di manifestazione del pensiero, non nei termini di una interpretazione individualista ma, in quelli più giusti, fatti propri e recepiti dalla scuola funzionalista, nel senso che l’interpretazione funzionalista, mettendo in relazione l’articolo 21 con altri articoli del dettato costituzionale, propone soprattutto una concezione della libertà d’informazione come diritto dei cittadini ad essere informati, facendola rientrare nel novero dei diritti sociali che hanno il fine di realizzare il diritto all’eguaglianza.

Il che significa evidentemente che tutti (dai giornalisti in primis, ai magistrati, agli avvocati, al mondo giudiziario nel suo complesso) non possono e non devono sottovalutare il concetto della rilevanza sociale della notizia che non è pettegolezzo, non è ricerca ossessiva dello scoop, ma volontà (nel rispetto del pluralismo delle fonti) di dare ai cittadini una informazione per quanto possibile corretta.

Come per i magistrati esiste una verità processuale, così per i giornalisti esiste una informazione che sia in grado di essere, per quanto possibile, sempre più completa.

E la completezza nasce, come ebbi a dire già lo scorso anno, non solo dal buon senso e dalla responsabilità del ruolo ma, anche dalla capacità di consultare le fonti, più fonti, nell’ottica di garantire un pluralismo informativo che, nella sua sostanza, è il migliore antidoto al pregiudizio e ai luoghi comuni.

Per questo anche quest’anno non possiamo non sollecitare l’intero mondo giudiziario a continuare sulla strada di un confronto civile con il mondo dell’informazione, nella consapevolezza della volontà di raggiungere un obiettivo comune che è quello di perseguire una giustizia giusta nella quale l’interesse del cittadino venga rispettato senza pregiudizi e senza logiche egemoniche.

Rispettiamo come abbiamo sempre fatto il lavoro di tutti, magistrati, giudici, avvocati ma, pretendiamo che anche il nostro lavoro venga rispettato.

Non vogliamo entrare in querelle di parte ma, vogliamo evitare di diventare come, facendo un riferimento manzoniano, vasi di coccio in mezzo ai vasi di ferro.

Rivendichiamo il diritto di cronaca perché pensiamo di aver maturato quella deontologia professionale che ci permette di non travalicarlo (questo non significa che non siamo esenti da colpe: errare humanun est perseverare diabolicum) e nello stesso tempo chiediamo di essere messi nelle condizioni di svolgere il nostro lavoro con serenità.

E’ chiaro che non si tratta solo di una valutazione di ordine comportamentale dei singoli ma, anche una riflessione sulla considerazione stessa della nostra professione nell’ambito dei soggetti che fanno parte del mondo giudiziario.

In tale ottica non va sottaciuta l’esigenza di ordine logistico.

La vecchia e obsoleta sala stampa, disertata proprio perché non in grado di rispondere all’evoluzione stessa della professione, non può continuare ad essere una specie di monumento che ricorda rade presenze giornalistiche di qualche anno fa.

Chiediamo nuovi locali che possano diventare punto di riferimento di una presenza costante in sintonia con l’esigenza d’informare l’opinione pubblica in modo completo e non sporadico.

A questo si aggiunge la necessità di una riconsiderazione, come ho già detto prima, di una professione che non può essere a seconda dei casi considerata proficua o disdicevole, indispensabile o inutile.

I giornalisti lucani sono infatti convinti che occorra sempre di più far "rete" sui temi della giustizia e sui problemi ad essa connessi.

Non a caso l’Ordine dei Giornalisti della Basilicata si è fatto interprete delle problematiche ad esempio connesse alla tutela dei minori, invitando tutti gli altri organi a cominciare dalla magistratura sia ordinaria che minorile fino ad arrivare al mondo dell’associazionismo e della scuola ad uscire da logiche esaustive e di egemonia per mettere in campo una dimensione di coordinamento che, nel rispetto delle competenze, sta dando i suoi frutti.

Non siamo certo per una logica di protagonismo mediatico dei magistrati, non la auspichiamo ma, non vorremmo che si cadesse poi nell’estremo opposto, cioè nel rifiuto del concetto stesso della comunicazione impedendoci di poter offrire quella completezza dell’informazione sulla quale si fonda la libertà di stampa e dunque, in un contesto più generale, la democrazia.

Permettetemi infine, di concludere questo intervento come ho fatto già negli anni scorsi, non per mancanza di idee, ma per la dichiarata volontà di non voler dimenticare quello che ha sempre detto un grande maestro del giornalismo: i giornalisti come i magistrati debbono ricordarsi che dietro ogni atto, ogni articolo, ci sono uomini, forse anche uomini che hanno sbagliato, ma uomini che hanno diritto ad esser trattati da uomini e non liquidati come pratiche o pugnalati alle spalle da quelli che il Segretario nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Vittorio Roidi, in un suo libro, chiama "i coltelli di carta".

Un ammonimento che ho ripreso e riproposto proprio perché deve guidarci sempre in ogni attimo del nostro lavoro e deve guidare soprattutto i cronisti giudiziari.