Relazione del presidente del

consiglio regionale dell’ordine dei giornalisti

di Basilicata

 

Care colleghe e cari colleghi,

l'assemblea annuale degli iscritti cade in un momento difficile caratterizzato dal conflitto in corso in Iraq. E mi sembrava opportuno iniziare questa relazione rivolgendo un pensiero ai giornalisti che, a rischio della vita, stanno lavorando per tentare di offrire un'informazione quanto più possibile intellettualmente onesta e non guidata.
E non Vi nascondo che il lavoro degli inviati di guerra è tanto più difficile proprio perché al rischio di vita che diventa una consuetudine, si aggiungono le pressioni dichiarate o subliminali di questa o quella parte coinvolte nel conflitto  che, sulla propaganda e sulla disinformazione, fissano precise strategie.
Per fortuna pochi sono coloro che si fanno strumento di questa logica, tantissimi sono invece quelli che lavorano con senso di responsabilità, rischiando la pelle per fornirci immagini e resoconti su quella immane tragedia che si chiama guerra.
Il nostro pensiero va rivolto a loro e innanzitutto a quei colleghi, che in questi giorni di guerra, nell'adempimento del loro dovere hanno sacrificato la vita. I loro nomi si aggiungono a quella lunga lista di operatori dell'informazione che, in questi anni, per documentare con correttezza e approfondimento, senza reticenza, i conflitti, in diverse zone del pianeta, sono morti, come si suol dire con una certa retorica, sul campo.
Ricordo tra gli altri, Ilaria Alpi, Maria Grazia Cutuli e Raffaele Ciriello, il nostro Raffaele Ciriello che ha dimostrato come si possa documentare con imparzialità, senza subire pressioni, la tragedia della guerra, delle guerre.
I suoi reportage sull'Afganistan e poi sulla Palestina sono la testimonianza più forte di un giornalismo che non abdica alla sua peculiare funzione che è quella della correttezza dell'informazione.
Ma proprio per perseguire questa correttezza con l'obiettivo di dare notizie scevre dalla retorica della propaganda, Raffaele Ciriello è morto ucciso a Ramallah, colpito al ventre dalle raffiche di mitra di un carro armato israeliano.
Il giorno prima di morire a Radio 24 in una toccante testimonianza raccontava le difficoltà degli operatori dell'informazione ostacolati in tutti i modi per metterli nelle condizioni di stare lontani dal campo di battaglia e dunque per evitare che documentassero senza filtri quello che realmente accadeva.
Raffaele, originario di Ginestra, aveva quarantadue anni, si era laureato in medicina, ma seguiva la passione della fotografia, era diventato un fotoreporter a tempo pieno e negli ultimi anni, attraverso il suo obiettivo e le sue corrispondenze, aveva "fotografato" la realtà drammatica non solo dell'Afganistan ma anche del Kossovo e della Somalia.
Le raffiche di mitra di quel carro armato israeliano hanno messo fine al suo lavoro, ma non hanno e non faranno dimenticare il suo sacrificio.
Per questo oggi durante l'assemblea, ad un anno dalla sua morte, l'Ordine Regionale della Basilicata ha ritenuto opportuno consegnare alla famiglia il Tesserino di iscrizione di Raffaele nell'Elenco dei Professionisti.
Una iscrizione deliberata alcuni mesi fa. Certo si potrà dire che ha lo stesso valore di una medaglia alla memoria, ma non è così. E' il riconoscimento di una intera categoria (che talvolta ha logiche di casta) a chi a questa casta non apparteneva, ma che sicuramente apparteneva e a pieno titolo ai giornalisti veri, quelli che il mestiere lo esercitano come una missione.
Ma il riconoscimento a Raffaele è anche la testimonianza di un approccio nuovo, diverso alla professione. Quell'approccio che sta informando l'attività dell'Ordine Nazionale convinto sempre di più dell'esigenza di aprirsi alla società, di guardare realmente a quanti sono impegnati nell'informazione e che, spesso, sognano senza speranza il tesserino professionale.
Ma c'è di più, questa valutazione, segno profondo dell'evoluzione dei tempi, ha posto l'Ordine nella condizione e nella volontà di far riferimento ad una riforma che passi attraverso il percorso universitario per rispondere in termini di competenze alla sfida dei prossimi anni.
E di questa riforma e del suo iter spero ci parlerà il Segretario Nazionale dell'Ordine Vittorio Roidi che ringrazio per aver accettato il nostro invito.
So quanto gli è costato essere presente oggi qui a Potenza, ma sono convinto che il sacrificio al quale lo abbiamo sottoposto sarà ricompensato dalla qualità del dibattito e delle proposte che emergeranno dall'Assemblea.
Vorrei anche ricordare che quest'anno per l'Ordine dei Giornalisti è un anno importante nel quale si celebra il quarantennale della istituzione del nostro organismo.
Un momento che va vissuto senza la retorica celebrativa, ma con la convinzione che occorre lavorare per una riforma che faccia i conti, come ho già anticipato, con l'evoluzione del mondo dell'informazione.
Per questo ci siamo fatti carico di continuare con costanza nel perseguimento del progetto di realizzazione di una Scuola di specializzazione o di un master agganciato all'Università di Basilicata ipotizzando una formula nella quale il praticantato diventi un periodo di completamento del percorso universitario, attraverso un pre-esame al termine del corso di studi e rappresentato dal conseguimento delle lauree triennali.
Il che, in termini meno tecnici, dicevamo un anno fa, significherebbe  aprire le porte dell'esame di idoneità professionale dopo i diciotto mesi  ad allievi che hanno conseguito lauree triennali in facoltà differenti e non solo a quelli che provengono dal corso di laurea in scienze delle comunicazioni. Un percorso nuovo che andrebbe anche incontro al mutato panorama informativo e alle nuove frontiere del mondo dei media.  Oggi, infatti con i canali satellitari, con la televisione interattiva, con le molteplici offerte del mondo del web,  vi è l'esigenza di formare  giornalisti che siano specialisti ma che sappiano tradurre competenze e conoscenze per un pubblico più vasto.
Quella che era un'idea oggi forse è più che un'idea. Proprio alcuni giorni fa ho avuto la possibilità di incontrare il Rettore dell'Università di Basilicata e il Presidente della Giunta regionale.
Un incontro che è giunto al termine di altri incontri preparatori e nel quale è stata condivisa ed approvata una comune strategia finalizzata al raggiungimento dell'obiettivo che è quello della creazione della scuola.
In particolare il Rettore dell'Università, che nei prossimi giorni sottoporrà la decisione al Senato accademico, si è dichiarato disponibile alla realizzazione di una Scuola di specializzazione che abbia un alto profilo soprattutto sul piano della qualità del corpo docente e dei contenuti.
Identica disponibilità è stata fatta presente dal Presidente della Giunta che ha anticipato il suo impegno e quello dell'esecutivo (una delibera verrà presto portata in Giunta) per offrire un supporto logistico e finanziario alla Scuola. E' chiaro che ci aspettiamo che l'Ordine Nazionale dopo che Università, Regione e Ordine Regionale avranno presentato la proposta definitiva, per quanto possibile ci supporti, anche se sappiamo che la decisione finale spetta al Comitato Scientifico dell'Ordine.
Comitato Scientifico che tanto si è adoperato in questi mesi con l'approvazione da parte del Consiglio Nazionale degli indirizzi programmatici per le scuole di specializzazione.
Indirizzi, caro Segretario, che noi ovviamente rispetteremo e ai quali ci atterremo ma, di concerto con l'Università e la Regione, saremmo orientati, nell'ambito della cornice programmatica, ad indicare contenuti e indirizzi aggiuntivi rispetto alla didattica consolidata e relativi all'area della comunicazione per la Pubblica Amministrazione. 
Sia ben inteso che tali valutazioni non mirano a stravolgere la logica e la filosofia stessa degli indirizzi programmatici, ma a trovare, nell'ambito di essi, una connotazione che garantisca alla scuola lucana criteri innovativi tali da facilitare l'accesso di candidati provenienti non solo dalla nostra regione ma anche da altre parti del paese.
Non si tratta di un progetto velleitario ma, di una considerazione che nasce dall'evoluzione del mercato del lavoro e dalla sua dimensione di globalizzazione rispetto agli stereotipi di un tempo e alle scarse opportunità occupazionali rapportate  ai canoni tradizionali della professione.
L'alto profilo auspicato dal Rettore e dal Presidente della Regione e pienamente condiviso dall'Ordine Regionale va individuato, secondo noi, anche nella presenza, nel comitato d'indirizzo e nel Consiglio d'Amministrazione non solo dell'Ordine Regionale ma dello stesso Ordine Nazionale.
Una richiesta che riteniamo legittima, ma che è anche la conferma della fiducia che l'Ordine dei Giornalisti della Basilicata ha nell'Ordine Nazionale, soprattutto per la sua capacità, dopo anni di incertezze, di esprimere una vera e propria politica della categoria nel significato più alto del termine.
Le nostre battaglie per i free-lance, spesso solitarie, hanno trovato accoglimento nella chiarezza interpretativa della delibera del Consiglio Nazionale, come anche le nostre battaglie per il riconoscimento delle professionalità  giornalistiche negli Uffici Stampa hanno trovato piena rispondenza sempre negli atti deliberativi del Consiglio Nazionale.
E proprio sugli Uffici Stampa notevole è stato l'impegno della pattuglia lucana dei Consiglieri Nazionali (da Luigi Scaglione a Pino Anzalone, a Rocco Brancati) ai quali si è aggiunto il contributo fattivo del collega Rocco Rosa, impegnato in prima persona nella Commissione preposta ad affrontare questo problema ai sensi della Legge 150.
La delibera che interpreta in modo chiaro la Legge 150 indica le modalità con le quali si procede all'iscrizione degli addetti agli Uffici Stampa pubblici e privati che svolgevano e  continuano a svolgere tale funzione alla data di entrata in vigore della legge con rapporto di lavoro a tempo indeterminato e non sono iscritti all'Albo dei Giornalisti.
Aldilà della documentazione da presentare e che deve attestare il carattere giornalistico e non promozionale o pubblicitario dell'attività svolta, le vere novità sono rappresentate dalla possibilità della certificazione, in assenza di un iscritto all'Albo, da parte dell'Ordine Regionale e soprattutto dalla necessità di attestare la frequentazione di corsi di formazione e di aggiornamento previsti dal Regolamento attuativo della 150 e promossi dall'Ordine dei Giornalisti o organizzati d'intesa con esso.
E su questo sono sicuro che il nostro Segretario potrà darci dei ragguagli anche in rapporto ad un accordo siglato qualche giorno fa con il Formez.
Ricordiamo, sempre in tema di Uffici Stampa, anche il protocollo firmato dall'ANCI e dall'Associazione della Stampa di Basilicata finalizzato alla formazione dei comunicatori degli Enti pubblici e che rappresenta un traguardo importante nel processo di applicazione della Legge 150.
Dinanzi alla pluralità di iniziative in questo campo si registra invece il ritardo con cui le realtà istituzionali che già si sono dotate di Uffici Stampa affrontano il problema dell'applicazione del Contratto Nazionale dei Giornalisti.
Ritardo che, invece, per la Regione Basilicata (che già si è dotata di vere e proprie redazioni con tanto di contratto) si sostanzia nel mancato espletamento dei concorsi per la copertura dei posti ancora liberi.
Su questo problema in particolare siamo convinti che il Sindacato debba continuare a svolgere, come lo ha fatto sinora, il compito di vigilanza e di stimolo nei confronti della Pubblica Amministrazione.
L'obiettivo che tutti debbono porsi è quello di ampliare le possibilità occupazionali e di evitare che le logiche formative (e non parlo di quelle degli organismi di categoria) siano fine a se stesse.
Ritornando al rapporto fiduciario tra Ordine Nazionale e Ordine Regionale debbo constatare la disponibilità dell'Organismo Nazionale ad accogliere nelle Commissioni d'esame colleghi appartenenti al nostro Ordine Regionale.
E' chiaro che alla disponibilità corrispondono competenze e professionalità riconosciute che sono state largamente apprezzate e che rappresentano per noi un motivo di orgoglio.
Ma non vorrei trascurare anche un esame su quello che il Consiglio Regionale ha fatto in quest'anno in riferimento alle prerogative conferitegli dalla legge ordinistica.
Un anno nel quale le premesse di riorganizzazione logistica e di segreteria, anticipate nella precedente relazione, si sono concretizzate.
Permettetemi un grazie alla nostra Katia, sempre disponibile con tutti i colleghi, ma non voglio qui solo far riferimento alla sua disponibilità sic et simpliciter  quanto piuttosto voglio farvi rilevare le competenze acquisite in settori estremamente delicati della gestione ordinistica.
Sì, perché i compiti dell'Ordine sono compiti delicati, in quanto un Ente di diritto pubblico non economico con competenze particolari come quelle dell'Ordine dei Giornalisti non assolve solo a funzioni di routine, ma è punto di riferimento per la Magistratura, per il mondo dell'avvocatura e per altri enti, dal momento che all'esercizio delle iscrizioni si aggiungono le logiche ispettive, quelle che fanno riferimento al rispetto della deontologia, quelle più propriamente sanzionatorie.
Nel corso dell'anno numerosi sono stati i ricorsi esaminati con procedure e decisioni di carattere giurisdizionale.
Tutti affrontati con la consapevolezza che l'Ordine non è però un Tribunale e che i colleghi vanno innanzitutto tutelati.
Certo, se ci sono violazioni deontologiche esse vanno sanzionate ma bisogna anche evitare che i giornalisti diventino, per dirla con Manzoni "Vasi di coccio in mezzo a vasi di ferro".
Qualche giorno fa, durante una iniziativa promossa dal Corecom sulla privacy e sulle intercettazioni telefoniche, ho avuto l'impressione che si scaricasse con una certa disinvoltura tutta la responsabilità sui mass-media accusati di pubblicare, per logiche di scoop, anche parti di telefonate intercettate che facevano riferimento alla vita privata di cittadini senza distinguere i contenuti attinenti ad inchieste giudiziarie da quelli riferiti a persone o fatti disgiunti dalla rilevanza penale.
E' vero che talvolta ci facciamo prendere dalla libidine dello scoop e dalla "guerra alla concorrenza", ma per amor di verità dobbiamo ricordare che la categoria è da anni al centro di un processo di maturazione e che ha avuto il coraggio di darsi codici di autoregolamentazione che applica e che altri non hanno o non hanno voluto darsi.
E poi, se le intercettazioni sia telefoniche che ambientali vengono pubblicate dai giornali, consentitemelo, c'è qualcuno che si premura di offrire ai giornalisti atti anche coperti da segreto.
Certo, tocca poi ai giornalisti discernere quello che va pubblicato e quello che va omesso in rispetto al diritto alla riservatezza, ma nessuno può permettersi di fare lezioni su comportamenti che investono una sfera più ampia, direi anche interessi più ampi, e che spesso si ritorcono unicamente sugli operatori dell'informazione, in primis i cronisti giudiziari raggiunti, come accade sempre più frequentemente, da avvisi di garanzia per fuga di notizie.
Il nostro rapporto con il mondo giudiziario è improntato al reciproco rispetto e soprattutto al rispetto di ruoli e competenze, senza pericolose interferenze che non appartengono al nostro senso di responsabilità e al nostro patrimonio culturale e professionale.
Noi tutti siamo convinti dell'insegnamento dei grandi maestri del giornalismo e tra essi non posso che ricordare proprio Vittorio Roidi, il suo "Coltelli di carta" è per noi una specie di vangelo, di manuale da consultare, di codice da tener presente soprattutto quando la libidine dello scoop ci assale.
Noi siamo convinti infatti che il rispetto delle persone è sacro e tentiamo di  non usare più i "coltelli di carta", per questo rifuggiamo da facili luoghi comuni sulla scarsa "etica professionale" dei giornalisti.
La nostra riflessione va oltre e per questo deve trovare, come ho sottolineato prima, risposte forti nella formazione. Più siamo formati professionalmente, più abbiamo la possibilità di rispondere con una informazione corretta ai tentativi di denigrazione.
Sul piano più strettamente statistico non c'è dubbio che siamo cresciuti.
I numeri ci danno ragione.
La Basilicata che era alla ricerca di un quotidiano ne ha ora tre: La Gazzetta del Mezzogiorno, La Nuova Basilicata e Il Quotidiano, e la presenza informativa è diffusa e variegata: dall'ANSA forte presidio informativo, alle altre Agenzie che cominciano ad avere dei corrispondenti come l'ADN KRONOS e l'AGI, alla RAI con la sua rinnovata programmazione informativa, alle Televisioni private, ai periodici, ai settimanali, alle pubblicazioni informative e istituzionali nate recentemente, ai giornali on-line che ci hanno visto, permettetemelo, anticipatori.
Più presidi informativi, più possibilità occupazionali, ma anche più possibilità di confronto e di stimolo nell'ottica di un prodotto realmente al servizio dei cittadini. A questo accresciuto numero di organi d'informazione corrisponde una varietà di figure professionali dai giornalisti sia radiotelevisivi che della carta stampata, ai redattori, ai telecineoperatori, ai fotoreporter, ai giornalisti on-line, ai grafici.
E' chiaro che con l'aumento delle testate all'Ordine Regionale sono pervenute nuove e più numerose domande di iscrizione.
Non voglio tediarvi offrendovi un rosario di cifre.
Le troverete negli allegati a questa relazione. Basterà consultarli per rendersi conto quanto il Consiglio dell'Ordine abbia lavorato, non in un'ottica notarile ma attenendosi alla legge e cercando, ove realtà informativa avessero tentato di sfruttare i colleghi, di riconoscere loro, dal punto di vista ordinistico, il lavoro svolto.
Parlo ovviamente non della sfera sindacale, ma ad esempio del riconoscimento di praticantati d'ufficio.
Debbo però dire che l'Ordine Nazionale con la codificazione delle norme per il praticantato, ferma restando l'autonomia dei singoli Ordini, ci ha aiutato molto.
Non c'è più il vestito di Arlecchino ma indicazioni programmatiche che valgono per il Friuli come per la Basilicata.
Vorrei ricordare in particolar modo la vicenda del collega Roberto Viggiani, primo praticante free-lance.
Il nostro riconoscimento ha trovato piena sintonia nelle indicazioni programmatiche del Consiglio Nazionale. Non si riusciva a capire come mai ci fosse ancora una sorta di ritrosia deliberata o meglio di cocciutaggine istituzionale a non riconoscere il praticantato a chi vive di giornalismo anche se non ha, come dice il contratto, incassato il tanto agognato articolo uno. Forse se queste indicazioni programmatiche fossero state concepite qualche anno fa Raffaele Ciriello, che ricordiamo non viveva in Basilicata, sarebbe stato Professionista già quando era in vita, cioè, quando rischiando la pelle documentava la tragedia della guerra dalla Somalia o dal Kossovo.
Dal punto di vista delle riunioni del Consiglio, come noterete, sono state numerose. Segno anche questo di un lavoro intenso fatto di audizioni, di approfondimenti, di confronto anche vivace ma improntato alla difesa dell'immagine e del ruolo dell'Ordine.
All'esterno il nostro Ordine si è fatto portavoce di battaglie di civiltà come quella per la libertà a Stefano Surace, il giornalista settantenne tornato in Italia dalla Francia dove risiedeva e arrestato per vecchie condanne legate al reato di diffamazione a mezzo stampa.
L'Ordine della Basilicata ha interessato la Commissione Giustizia del Senato e la Commissione Parlamentare deputata a svolgere attività ispettiva sulle carceri.
Il nostro impegno ha sortito effetti importanti rilevati anche da Agenzie e Quotidiani nazionali.
Non si è trattato di dar sfogo a logiche di presenzialismo a tutti i costi ma della volontà di contribuire con l'impegno sociale ad un ruolo che non può essere di retroguardia.
Lo stesso spirito che ci ha portato ad esprimere posizioni coraggiose rispetto allo scooppismo, alla superficialità con cui talvolta alcuni organi d'informazione hanno trattato temi delicati, storie riferite a vicende nelle quali occorre avere una sensibilità profonda. Penso a vicende di cronaca che hanno avuto protagonisti minori o soggetti deboli spesso trattati senza quel dovuto rispetto alla riservatezza e alla privacy del quale ho parlato prima.
E proprio questa nostra sensibilità ha trovato giusta rispondenza nella forte sensibilità del Corecom, che ha avviato rendendoci coprotagonisti un processo che sta portando alla realizzazione di un osservatorio della comunicazione sui minori e sui soggetti deboli.
In tale ottica va vista la nostra partecipazione ad iniziative di respiro regionale e nazionale sulla giustizia minorile, sul rapporto tra handicap ed informazione, sulla tratta delle bianche, sul problema dell'usura, sul rapporto tra salute e informazione.
Anche in questo caso non si tratta di presenzialismo ma della volontà dichiarata di far sì che l'Ordine dei Giornalisti (fatte salve ovviamente le prerogative di legge) si configuri come soggetto della vita sociale e comunitaria della Basilicata, interlocutore accreditato e attendibile, elemento non secondario di quella rete d'istituzioni, enti e associazioni che ha come obiettivo quello di contribuire ad un progetto di sviluppo della società lucana.
Il nostro contributo non può essere semplicemente quello di spettatori ma deve invece attestarsi come contributo forte, competente anche critico dei fatti e delle vicende della realtà locale in una chiave che non può che essere decisamente costruttiva.
Ecco perché, dopo aver chiesto conforto all'Ordine Nazionale e aver trovato piena collaborazione con l'UCSI (organismo con il quale abbiamo insieme all'Assostampa promosso iniziative comuni, come la celebrazione della festa di S. Francesco di Sales - Patrono dei giornalisti) abbiamo deliberato non solo di stanziare un contributo da devolvere (lo faremo oggi) all'Associazione Penelope che raccoglie i familiari  e gli amici delle persone scomparse ma di aderire a questo organismo. Lo abbiamo fatto perché siamo convinti che le battaglie di civiltà vanno combattute proprio in una logica di rete, quella logica di rete che presuppone l'unione delle competenze, nel rispetto dei ruoli ma nella condivisione degli obiettivi.
Tornando all'attività interna non posso non ricordare il lavoro certosino e rigoroso della Commissione per la revisione dell'Albo, presieduta dal nostro volitivo Vice-Presidente Nicola  Buccolo e composta dai Consiglieri Alfredo Di Giovampaolo e Gianluigi Laguardia.
Un lavoro meticoloso che presto porterà alla definizione di una bozza che poi sarà sottoposta al vaglio del Consiglio.
Ho voluto sottolineare "lavoro meticoloso" perché è stato fatto con rigore ma senza alcun intento punitivo. Una valutazione che vi assicuro condivide tutto il Consiglio.
Per quanto, poi, riguarda le iniziative future il Consiglio ha intenzione di perfezionare veri e propri protocolli d'intesa con l'Ordine dei Medici e con le Associazioni di volontariato su due temi che sono essenziali per la nostra professione.
Il tema del rapporto tra salute e comunicazione affinchè ci sia un approccio corretto a questioni che attengono alla sfera privata dei cittadini e il tema del rapporto tra il "volontarese" e il "giornalese".
C'è sempre più bisogno di una informazione di servizio che oltrepassi la logica dello scoop e che affronti realmente le tematiche, ad esempio, dei portatori di handicap, dei soggetti deboli, degli anziani.
Non partiamo da zero se guardiamo, ad esempio, ad alcune rubriche di settore della RAI o a spazi di approfondimento su diverse testate.
Occorre però diffondere sempre di più la consapevolezza del ruolo dell'informazione. Una consapevolezza che deve portarci sempre a privilegiare l'interesse del cittadino rispetto a logiche che possono essere producenti sul piano del carrierismo ma controproducenti per una informazione rivolta all'affermazione della verità sostanziale dei fatti e della deontologia professionale.
Per questo, e chiediamo anche un aiuto all'Ordine Nazionale, approfittando della presenza di Vittorio, vorremmo promuovere degli incontri full-time su queste tematiche proprio perché siamo convinti, e lo ripeto nuovamente, che sul piano di una formazione vera si accettano e si vincono le sfide del quotidiano.
In ultimo permettetemi di ringraziare tutti i componenti del Consiglio dell'Ordine, dal Vice-Presidente Nicola Buccolo, al Segretario Cinzia Grenci (al quale va il nostro augurio per la nascita del terzogenito), al Tesoriere Alfredo Di Giovampaolo, ai Consiglieri Renato Cantore, Beatrice Volpe, Emilio Oliva, Gianluigi Laguardia, Michele Rizzo, ai Revisori dei Conti Mario Rivelli, Franco Toritto e Michele Giordano, il cui fattivo contributo è stato rilevante e sarà indispensabile per il proseguo dell'attività.
Il mio invito a Voi tutti è quello di starci vicino con i vostri suggerimenti, le vostre proposte, le vostre critiche. Le critiche quando vengono fatte in chiave costruttiva non possono che essere uno stimolo in più per meglio operare in direzione di una gestione realmente collegiale e decisamente rappresentativa delle istanze della categoria.
Una categoria che deve fare i conti con le logiche del mercato, con la rapidità con cui si consuma la notizia, ma che non può dimenticare il necessario rapporto fra presente e memoria.
Colin Harrison, Caporedattore di "Harper's  Magazine" in un suo thriller che si chiama "Notturno di Manhattan" fa dire al protagonista il cronista Peter Wren "Io vendo violenza, scandali, omicidi e sciagure. Oh, Gesù, è proprio questo che faccio. Vendo le sofferenze dei poveri e le vanità dei ricchi. Bambini che cadono dalle finestre, convogli della metropolitana in fiamme, stupratori che si dileguano nel buio. Vendo rabbia e redenzione. Vendo il muscoloso eroismo dei pompieri e l'affannosa avidità dei boss mafiosi. Il fetore della spazzatura, il tintinnio dell'oro. Vendo il nero al bianco, il bianco al nero. Vendo ai Democratici e ai Repubblicani e ai fautori del libero arbitrio e ai musulmani e ai travestiti e agli abusivi del Lower East Side. Ho venduto John Gotti e O.J. Simpson e i terroristi del World Trade Center, e venderò chiunque altro verrà domani. Vendo la menzogna e quella che passa per verità e ogni sfumatura tra le due. Vendo i neonati e vendo i morti. Vendo le rovine e le meraviglie della città di New York alla sua stessa gente. Vendo notizie".
Peter Wren, anche se siamo in un'opera di narrativa ha detto la verità, quasi tutta la verità.
Spesso anche noi siamo costretti a vendere, a vendere notizie.
Rifugiamo però dalla logica di vendere la menzogna e di vendere quello che passa per verità.
Vogliamo, invece, vendere senza venderci, anzi meglio informare, senza venderci.
Fare il nostro mestiere onestamente senza dimenticare, lo ripeto, il rapporto tra presente e memoria.
Ecco perché siamo più vicini a Mario Luzi, grande poeta italiano.
Le sue parole chiudevano la relazione dell'anno scorso e voglio riproporle, non per mancanza di idee, ma perché quelle parole sono la risposta migliore a Peter Wren e sono la risposta migliore a chi denigra, a torto, la nostra categoria: "Il presente, se vogliamo il reale, non è mai dato a priori. E' il nostro giudizio (anche il più parziale e affrettato) che dà al presente crisma di realtà. Fra mille apparenze, solo alcune, non molte assumono la dignità del presente. Questo impegno di conferire senso, è proprio dello scrittore o del filosofo o del teologo. Anche il buon giornalista non può farne a meno. Anche se lavora nella feroce provvisorietà del quotidiano, c'è nel destino o nella prassi del buon giornalista anche questo impegno. Non si dà infatti progetto senza memoria: è nel presente che si prefigura ogni auspicabile futuro. Spesso gli stessi poeti, penso a Montale o a certe mie poesie, usano la parola notizia. Essa non può non essere adoperata se non direttamente connessa al verbo conoscere: notizia  è sempre uguale ad avere conoscenza....".
E la parola conoscenza è, come dice Luzi, antica ed indica quel percorso di crescita professionale che dobbiamo innanzi tutto perseguire.
Senza la conoscenza non c'è maturazione.
E la maturazione passa dalla conoscenza, dalla voglia di sapere e di apprendere per trasmettere agli altri notizie, notizie di buon senso e di civiltà.